Omeopatia

La grande differenza tra la medicina ufficiale e l’omeopatia (dal greco homoios, simile, e pathos, malattia) sta proprio nella sua definizione, coniata nella prima metà del XIX secolo dallo stesso fondatore, il medico tedesco Samuel Hahnemann.

Alla base della medicina omeopatica sta infatti la legge di similitudine, l’uso di sostanze medicamentose a dosi minime e una visione globale del paziente.

Similia similibus curantur, concetto già espresso da Ippocrate molti secoli prima e da Paracelso, ma sperimentato direttamente da Hahnemann, secondo cui, una sostanza assunta a dosi ponderali può provocare in un individuo sano sintomi e segni patologici, mentre la stessa sostanza somministrata in dosi infinitesimali, può guarire una persona malata con gli stessi sintomi.

L’omeopatia è l’applicazione clinica di questa legge che stabilisce un parallelismo di azione tra il potere tossicologico e il potere terapeutico di una sostanza.

Curare significa per il medico omeopata confrontare i sintomi riferiti dal soggetto malato con i sintomi indotti dalle sostanze sperimentate e somministrare al paziente quel rimedio che nel soggetto sano provoca una sindrome simile.


 “L’omeopatia è in un certo qual modo la scienza dell’individualizzazione, delle peculiarità, delle specificità dell’essere e per questo può pretendere di essere medicina dell’umano…è un metodo” (Minelli E. Omeopatia oggi, n.35, 2006)

L’omeopatia, come asserito da Hahneman, cura il malato, non solo la malattia.

Il trattamento omopatico si basa sullimpiego di sostanze che, somministrate in piccolissime dosi,sono capaci di guarire una determinata malattia, mentre se date in quantità maggiori ad un individuo sano, gli procurerebbero dei sintomi simili a quelli che si vogliono curare.